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Schiavi del fumo, ecco perché
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TOPIC: Schiavi del fumo, ecco perché
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Schiavi del fumo, ecco perché
Notizia (non proprio fresca ma sempre interessante...)
Uberto Pagotto
Perché la dipendenza da nicotina è così forte? Perché "una sigaretta tira l'altra"? Importanti ricerche nel campo delle neuroscienze, nell'ultima decade, hanno cominciato a chiarire i complessi meccanismi neurobiologici che sottostanno alla dipendenza da varie droghe, inclusa la nicotina. Si sta capendo che i processi neurobiologici che presiedono alla dipendenza da droghe seguono "strade" neuronali analoghe a quelle percorse da stimoli naturali in grado di gratificare un organismo superiore.
Una zona cerebrale, denominata mesolimbica, è la sede del "meccanismo di gratificazione" ("reward" in inglese). Qui si realizza una fitta interazione di neuroni tra aree cerebrali - in particolare area ventrale del tegmento e nucleo accumbens - che rappresenta il centro cerebrale che controlla la gratificazione.
La gratificazione può essere definita come la tendenza alla ripetizione di un comportamento indotto da uno stimolo piacevole con cui si è già venuti in contatto. Stimoli naturali in grado di indurre gratificazione sono considerati il cibo, particolarmente quello appetitoso, ricco di grassi o di zuccheri, il gioco, l'interazione sessuale, addirittura i videogames. Tuttavia anche stimoli artificiali come l'alcol, le droghe - cocaina, eroina, marijuana e non ultima la nicotina - attivano i meccanismi neuronali della gratificazione. Ebbene, sia gli stimoli naturali che quelli artificiali attivano nel sistema mesolimbico il flusso di un neurotrasmettitore: la dopamina, la quale, non a caso, in un recente film americano era definita nel sottotitolo come "la naturale anfetamina prodotta dal nostro corpo quando ci innamoriamo".
Ogni qualvolta un animale da esperimento o un essere umano ha accesso, ad esempio, a cibi dolci o appetitosi viene ad attivarsi il sistema dopaminergico del sistema mesolimbico che stimola la pulsione verso tali cibi. Di contro è stato dimostrato che lesioni specifiche dei neuroni dopaminergici distribuiti nel sistema mesolimbico tolgono il valore incentivo dato dagli stessi cibi. Una complessa interazione di sinapsi neuronali di tipo inibitorio e di tipo eccitatorio controlla i neuroni che producono la dopamina determinando il blocco o lo stimolo della produzione di questa stessa.
Tra le altre sostanze che danno gratificazione, anche la nicotina mette in atto meccanismi neuronali nell'area ventrale del tegmento, parte del sistema mesolimbico, per stimolare la produzione di dopamina e dare gratificazione. Infatti, la nicotina, inalata con il fumo di sigaretta, stimola il rilascio di dopamina direttamente attivando i neuroni dopaminergici. E indirettamente, da un lato bloccando il rilascio di neurotrasmettitori che inibiscono, dall'altro stimolando il rilascio di neurotrasmettitori che stimolano la dopamina. L'insieme di tali azioni induce un effetto finale di importante spinta al rilascio di dopamina che porta ad uno stimolo del sistema della gratificazione.
A cosa porta tale aumento di dopamina in termini pratici?
Che tante più sigarette si fumano, più elevato risulta il desiderio di fumarne ancora, perché il sistema si tara su livelli di nicotina sempre maggiori (pertanto sono necessarie più sigarette in uno spazio più ristretto di tempo). Inoltre, la nicotina ha la peculiare capacità di indurre, anche a bassissime dosi (bastano poche sigarette), delle modificazioni a questi neuroni dopaminergici che si traducono in un potenziamento a lungo termine. Quando questo fenomeno, che sta alla base dei processi di apprendimento e memoria, si manifesta in queste aree cerebrali così importanti per i meccanismi del piacere e della dipendenza, il tutto si traduce nella capacità del cervello di trattenere e ricordare il fumo come un evento estremamente piacevole. Basterà pertanto vedere qualcuno che fuma, aspirare passivamente del fumo o ricominciare a fumare dopo che si è appena spenta una sigaretta perché la gratificazione da fumo torni in gioco, perpetuando senza sosta questo circolo vizioso.
L'autore è Ricercatore universitario Unità Operativa di Endocrinologia Ospedale S.Orsola-Malpighi, Bologna (da Salute di Repubblica) 28 Gennaio 2005
Sergioyu
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