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Letteratura - I Dodici Passi
Scritto da Irene   
Giovedì 23 Aprile 2009 17:19

SECONDO PASSO

 

“Siamo giunti a credere che un Potere più grande di noi avrebbe potuto ricondurci alla ragione”

 

Nel Primo Passo abbiamo ammesso la nostra impotenza, per alcuni di noi è stata un’ammissione devastante. Abbiamo guardato indietro ai nostri anni di dipendenza dalla nicotina e ai nostri tentativi di smettere. Ogni tentativo aveva fallito. Avevamo capito che non potevamo smettere. Né l’autocommiserazione, forza di volontà, né l’analisi della nostra situazione ci aiutavano. Avevamo mancato come dei falliti. Ci siamo chiesti “Perché non posso smettere quando altri possono?”

 

Al Secondo Passo abbiamo cominciato a trovare le risposte alle nostre domande. Avendo ammesso la nostra impotenza personale cominciavamo a trovare una fonte di Potere più grande di noi, più grande della nostra dipendenza. Alla disperazione e senza capire perché diventammo consapevoli di un’alternativa.

Quelli di noi che avevano già un contatto spirituale guardavano Dio, per come noi lo concepimmo, come la fonte alternativa di speranza. Quelli di noi che avevano sviluppato un atteggiamento scettico verso la religione, pensarono che iniziare a credere in un Potere Superiore non fosse un compito facile: Scoprimmo che la nostra concezione originale di potere Superiore era fallita, ci ribellammo a tutti i tentativi di convincerci con idee prefissate su Dio. Abbiamo resistito senza dubbio ad ogni implicazione di fede.

Riconoscendo il nostro scetticismo, imparammo che non avevamo nemmeno avuto una definizione di Dio. Potevamo solo agire come se credevamo, fidandoci quando non capivamo e comprendevamo. “Giungere a credere” era un processo che non aveva niente a che fare con la logica o la ragione o con cose certe e formate.

Aveva invece a che fare con la nostra convinzione personale; mente aperta, flessibilità, buona volontà la sciarono accadere cose belle anche per noi. Con questa apertura abbiamo esaminato la frase “riportaci alla ragione”, avevamo sempre pensato che eravamo abbastanza sani, ma come potevamo pensarlo se per 20,40,60 e più volte al giorno continuavamo a fumare, pur sapendo che ci stavamo uccidendoci?

Come prima cosa, la nozione follia ci sembrò drammatica, specialmente da applicare a noi stessi, però ascoltavamo le storie degli altri alle riunioni.

Ascoltando le loro storie di corse pericolose a mezzanotte, storie di cestini e portacenere pubblici, fumare dalle tube della tracheotomia, ci fece ricordare un nostro comportamento simile.

Vedemmo la nostra follia, ripetere le stesse azioni, ancora e ancora, aspettando risultati diversi.

La nostra follia rispetto alla nicotina ci avrebbe lasciato nella disperazione, se solo la nostra volontà fosse stata l’unica soluzione.

Non c’era via d’uscita per noi. Qualcuno, qualcosa, qualche forza, doveva aiutarci.

Vedemmo il recupero degli altri e ascoltavamo. Quando suggerivano di fermare la nostra razionalizzazione e dare ad un altro Potere l’opportunità di agire nelle nostre vite, cominciammo ad ascoltare cosa dicevano e ci fu un senso di speranza.

Non eravamo soli dopotutto. Questo potere, questa forza, il nostro contatto con essa e altre persone furono la porta d’uscita per una vita libera dalla nicotina.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Aprile 2009 07:45
 

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